LA VOCE NATURALE
- Elion Elena Pontini
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 17 ore fa

Ci sono voci che sembrano nate già complete.
Non perfette. Non rifinite. Non necessariamente educate secondo i criteri di una scuola vocale.
Esse possiedono qualcosa che nessuna tecnica può costruire davvero: un’identità sonora riconoscibile.
Io, questa identità sonora riconoscibile, la chiamo voce naturale.
La voce naturale è quella che emerge da un essere umano senza essere stata artificiosamente trasformata.
Questo non significa che dietro non ci sia lo studio, l'esercizio, una base tecnica e tutto ciò che ne consegue.
Ma c’è una differenza enorme tra educare una voce e costruirne una che non appartiene più alla persona che la porta, oppure che le appartiene soltanto in parte.
Ed è proprio qui che, soprattutto nel pop e nel rock, accade qualcosa di affascinante.
La “pasta vocale”
Nel gergo musicale si sente spesso dire: “Che bella pasta vocale.”
Ma che cosa significa davvero?
La pasta vocale è l’identità sonora di una voce, e come le impronte digitali sono uniche per ciascun essere umano, così lo è il suono che lo abita.
È ciò che fa sì che di un cantante, dopo due o tre note ascoltate, possiamo dire:
“È lui.”
“È lei.”
..e prima ancora di sapere quale canzone stiamo ascoltando!
Dentro quella pasta ci sono moltissime cose.
Il timbro.
Il colore.
La densità.
La brillantezza o l’opacità.
La presenza dell’aria.
La ruvidità.
La morbidezza.
Il modo in cui vengono pronunciate le parole.
Il rapporto tra voce parlata e cantata.
Il modo in cui una persona attraversa una frase musicale.
E poi c’è qualcosa di molto più prezioso da osservare: chi c'è attorno a quella voce.
Perché due esseri umani possono cantare la stessa nota, alla stessa altezza, con la stessa intensità, eppure non produrranno mai davvero lo stesso suono.
La voce per ciascuno è unica.
Ed è proprio questa unicità che, nel mondo del canto, spesso crea magnetismo.
Ci sono cantanti tecnicamente impressionanti che possiamo ammirare.
E poi ce ne sono altri che riconosciamo dopo mezzo secondo.
E quelli diventano indimenticabili.
E non si tratta soltanto di talento vocale.
Oggi compie gli anni Van Morrison
Lui è un esempio di voce naturale, senza schemi di alcun tipo.
Van Morrison nasce a Belfast (Irlanda del Nord) il 31 agosto 1945 e oggi compie 81 anni.
La sua carriera attraversa oltre sessant’anni di musica e territori molto diversi: rhythm & blues, soul, folk, jazz, rock, blues e tradizione celtica.
Prima con i Them, poi come solista, ha costruito un universo musicale che non ha mai avuto particolare interesse per le categorie.
E forse proprio per questo è così riconoscibile.
Il sito ufficiale e la Songwriters Hall of Fame descrivono il suo lavoro come un incontro straordinario tra energia celtica e rhythm & blues. La stessa fonte ricorda come Astral Weeks (il suo 2° Album Musicale) mescolasse poesia urbana, improvvisazione jazz, suggestioni celtiche e blues, mentre Moondance (3° Album) apriva un’altra fase ancora della sua musica.
Van Morrison non sembra cantare per dimostrare qualcosa.
Spesso sembra quasi che il canto gli accada.
La voce può diventare ruvida, nasale, luminosa, scura, quasi parlata e improvvisamente esplodere in una frase piena di soul.
E questa è una delle cose che trovo più interessanti nelle voci naturali: non sono sempre uguali a se stesse.
Sono vive e mutano continuamente.
Una voce che non cerca di diventare “bella”
C’è una caratteristica di Van Morrison che trovo particolarmente interessante.
La sua voce non sembra chiedersi continuamente: “Sto producendo un bel suono?”
Ma è molto più interessata a: “Che cosa sto dicendo?”
E questo cambia tutto.
Il fraseggio diventa estremamente personale.
A volte anticipa.
A volte ritarda.
Allunga una sillaba.
Ripete una parola.
La mastica.
La lascia quasi cadere.
Poi improvvisamente la porta in alto.
E in questo modo la melodia smette di sembrare qualcosa di già scritto e diventa quasi una conversazione.
Una recensione di AllMusic, parlando del suo modo di affrontare persino il repertorio country, lo definisce essenzialmente un soul singer qualunque cosa canti,.
Ed è forse questo uno dei suoi segreti.
Van Morrison non sembra entrare nelle canzoni.
Le canzoni entrano in Van Morrison.
E quando escono, sono diventate sue.
Una curiosità che racconta molto di lui
Uno dei suoi album più celebrati, Astral Weeks, fu registrato in appena tre giorni.
Tre giorni.
E dentro quell’album convivono musicisti jazz, struttura libera, improvvisazione, poesia e una voce che sembra muoversi senza preoccuparsi troppo dei confini tradizionali della canzone pop.
Questo fattoracconta il suo rapporto con la musica: non tutto deve essere controllato fino alla perfezione, ma a volte serve lasciare spazio a ciò che accade, e lasciarlo accadere.
E una voce naturale, quando è ascoltata davvero, possiede spesso proprio questa capacità:
sorprendere anche chi la sta indossando.
Le canzoni che hanno attraversato generazioni
Scegliere i brani più significative di Van Morrison non è semplice, perché il suo catalogo è enorme.
Ma alcuni titoli sono diventati inevitabilmente parte della storia della musica:
Gloria: nata nel periodo con i Them e diventata uno dei brani più reinterpretati del rock.
Brown Eyed Girl: uno dei suoi successi più conosciuti, pubblicato nel 1967.
Moondance: elegante incontro tra jazz, soul e pop.
Into the Mystic: una delle sue canzoni più amate e, secondo me, una delle più belle da ascoltare quando si vuole sentire la sua voce in una dimensione più intima.
Se dovessi scegliere un brano da mettere oggi in fondo all’articolo, io prenderei seriamente in considerazione Into the Mystic.
Non perché sia necessariamente “il migliore”.
Ma perché per il tema di oggi — voce naturale e identità sonora — lascia emergere Van Morrison in modo magnifico.
E adesso lascio spazio alla parte che, da oggi, diventerà una piccola firma personale di questi incontri con le grandi voci.
LA MIA LETTURA DELLA VOCE DI VAN MORRISON
Qui entrerà il mio ascolto personale della voce di Van Morrison. Non una pagella o una classificazione tecnica.
Una smplice lettura, in ascolto della parte più sottile.
Perché ogni voce racconta molto di più di quello che dice o esprime.
E ogni voce ha davvero molto da raccontare.
La VOCE di VAN MORRISON mi racconta:
se devo dirti qualcosa, lo faccio, senza filtri
non è importante il modo con cui te lo dico, ma ciò che ti dico
credo in ciò che dico
non mi interessano i dettagli, che considero marginali, ma l'argomento in sé
la mia voce comunica ciò che per me è essenziale; note e melodie sono secondarie: un modo per esprimere ciò che sento veramente
non sono interessato al pensiero comune e a ciò che si pensa di me
by Elena Pontini
Elena Pontini
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